La Verità Difficile

Succede spesso che i tifosi di squadre opposte, alle partite di calcio gridino, si accapiglino, insultino l’arbitro, si scontrino ecc… Molto di tutto questo accade per un normale tifo, ma avviene anche un fatto assai significativo: la medesima azione viene vista in modo diverso dalle opposte fazioni in differenti gradazioni fino ad estremi radicalmente opposti.

Ad esempio, quelli di una squadra gridano al rigore, e sono convinti profondamente di avere visto azione da rigore; ci giurerebbero su quanto hanno di più caro. I tifosi della squadra opposta nello stesso momento, pur avendo assistito alla stessa azione, gridano e sono convintissimi del contrario… Fra i due estremi ci sono molti che hanno “visto” qualcosa di intermedio con differenti sfumature e gradi di certezza. Col ripetersi di episodi del genere, gli animi si scaldano progressivamente, fino a momenti molto pericolosi che sfociano in atti di violenza sempre più irrazionali ed incontrollabili.

In politica succede la stessa cosa: Gli aderenti ad un partito o ad una fazione vedono veramente tutto di un certo colore in sintonia con le tesi del loro partito ed arrivano a contrapporsi ferocemente ad altri che, sugli stessi temi o fatti hanno opinioni diverse proprio perché di partiti diversi. Questo fatto è più evidente in momenti di maggiore tensione e di maggiore contrapposizione delle varie fazioni come si è verificato nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, durante la guerra fredda, in momenti di importanti referendum come quello sul divorzio ecc..

In questioni religiose si sono verificati i fatti forse più eclatanti: Intere nazioni hanno opposto altri popoli fino alle guerre e alle persecuzioni più feroci e ciascuno nella convinzione delle proprie buone ragioni. Interi popoli che la pensavano allo stesso modo contro altri popoli che, a loro volta la pensavano tutti in modo contrario ai primi. E difficile crederlo. Ma è successo e succede anche oggi ad esempio in Iran, in Afganistan ecc…

Le passioni, in proporzione alla loro intensità, tolgono lucidità al ragionamento fino ad accecare completamente. Chi è mosso da una passione più o meno forte, vede più o meno colorato in relazione alla propria passione: Chi è invidioso vede sotto una certa luce, chi è geloso vede rischi e tradimenti ovunque, chi odia vede in relazione al proprio odio, chi ha paura di certe conseguenze tende a giustificare il proprio atteggiamento rinunciatario o troppo aggressivo….

L’uomo in preda a passioni arriva al punto di torturare popoli interi e di essere convinto di fare bene come è successo nei lager nazisti, nella ex Jugoslavia, in Africa ecc…

Evidentemente la nostra intelligenza non è libera da influssi esterni che la condizionano anche pesantemente.

Possiamo supporre che essa possa essere influenzata sia, perché le vengono sottoposti di preferenza, ed a volte solo, fatti ed aspetti in relazione ad interessi personali più o meno confessati e coscienti, sia perché noi diamo più o meno “peso” a fatti ed aspetti in relazione sempre ad interessi, convinzioni, passioni e paure e la nostra intelligenza spesso si lascia guidare dal “peso psicologico” degli argomenti.

Se l’influsso condizionante fosse troppo sfacciato, l’intelligenza se ne accorgerebbe ed eviterebbe il pericolo, ma, quando l’influsso è più tenue, l’intelligenza non lo percepisce e si lascia ingannare.

Forse, se il processo si limitasse a questo, il condizionamento che ne potrebbe derivare non sarebbe poi tanto grave e pericoloso, ma, purtroppo, anche se al di sotto dei livelli di percezione cosciente, la pressione può rimanere finché non cambiano le condizioni che la determinano causando così degli orientamenti di fondo sempre più marcati.

Se poi si considera che gli orientamenti, le tendenze e le situazioni portano alla preferenza verso considerazioni e scelte sempre più compatibili ed in linea con le pressioni di fondo, ci si rende conto che si instaura così un circolo che si rafforza man mano e che può recepire sempre meno dall’esterno del suo processo.

Inizialmente si tende ad esaminare prevalentemente fatti in relazione al proprio interesse. Poi, se non si fa attenzione e si continua allo stesso modo, ci si convince sempre di più delle proprie posizioni o di posizioni sufficientemente concordi ed in linea con la tendenza presa.

Successivamente non si è più in grado di valutare nella giusta misura argomenti e situazioni contrarie o discordi, a meno di qualche fatto eclatante. Infine, se non ci si è fermati in tempo e se la propria intelligenza ha solo potuto elaborare e rielaborare continuamente nella stessa direzione, non si è più assolutamente in grado di vedere e di sentire che in una precisa direzione e tutto viene rielaborato e visto sotto tale luce per cui non c’è più possibilità di correzione.

I sentimenti danno vita all’intelligenza, ma vanno ben controllati e bisogna sapere e sempre tener conto che la propria intelligenza può giungere a conclusioni in parte o in tutto sbagliate…

Siccome è l’intelligenza a guidarci nella vita, è ovvio che se l’intelligenza viene influenzata, tutta la vita resterà compromessa in proporzione, fino ad estremi veramente gravi e drammatici come appunto sembra essere successo a molti durante il periodo nazista.

In relazione alle atrocità commesse dai nazisti ai tempi di Hitler, molti ritengono impossibile che i responsabili e gran parte della popolazione non fossero consapevoli del fatto che si stavano commettendo dei crimini così gravi.

Se invece si suppone un processo di accecamento e di coinvolgimento progressivo che si autoalimentava in un ambiente sempre più chiuso ad influssi esterni, si può ritenere anche probabile che i responsabili, in genere, fossero convinti di operare correttamente e giustamente.

Per poter cercare la verità senza ostacoli che ingannino o vizino la ricerca occorre evidentemente anzitutto essere sempre coscienti degli influssi che possono condizionare più o meno pesantemente il nostro ragionamento e quindi liberare l’intelligenza da ogni passione, anche la più latente e giungere alla disponibilità più completa ad accettare qualunque risultato la ricerca possa proporre.

Bisogna quindi accettare anche le possibilità più pesanti e negative per noi, ed essere disponibili a tutto. Infatti se non si è disponibili ad affrontare anche la peggiore delle possibilità, inevitabilmente si influenzerà irrimediabilmente e costantemente il proprio processo conoscitivo e non si potrà disporre di una integrità intellettuale di fondo finché non si avrà la più completa disponibilità.

Sembra duro e difficile. Tutto il nostro essere si ribella, e giustamente in quanto si mette in gioco tutto, persino la propria esistenza con tutto quello che si ha di più caro. Infatti si richiede la disponibilità ad accettare anche soluzioni che giungano all’annullamento dell’individuo o al suo maggiore dolore fisico o morale.

E sembra che non ci si dovrebbe aggrappare a nulla in quanto il punto di partenza esige la più totale disponibilità ed assenza di posizioni prese o preconcette…

Non ci si può aggrappare neppure ad una fede come ad una proprietà personale, ma solo ad una fede in una verità di fondo, in una verità finale ed assoluta indipendente da noi e comune a tutti.

Per quanto difficile e pesante possa essere, non c’è alternativa, va fatto ad ogni costo ed è la cosa migliore da fare se si vuole partire dalla realtà, dalla verità, dalla situazione di fatto e non invece da illusioni o costrizioni della realtà a proprio uso e consumo.

Il fatto che non si abbiano posizioni preconcette e che si debbano abbandonare tutte le certezze, non vuol dire che non si ottiene nulla. La verità, se è possibile, dovrebbe cominciare a manifestarsi positivamente, dovrebbe dare dei risultati.

Ma non sarà verità assoluta, non sarà garantita da nulla e da nessuno per cui andrà sempre rimessa in discussione come la rotta in mare che deve essere ogni tanto ricontrollata con la bussola.

Anche se si saranno raggiunti dei punti di verità, che però saranno parziali e da verificare con angolature diverse al vaglio di tutte le esperienze degli individui nella storia, si dovrà restare con atteggiamento disponibile anche verso questo risultato parziale.

La conferma di altri fino alla totalità degli individui e della storia potrebbe essere progressiva sia come dimensione che come grado di certezza.

La ricerca dovrebbe svilupparsi come la ricerca scientifica che propone tesi di lavoro che poi vengono verificate nella realtà e che, anche se sperimentate ed utilizzate in pratica, non sono mai definitive in quanto possono essere legate a realtà più profonde

responsabili del fenomeno che invece ora si ritiene dovuto ad un certo fatto.

Non si è in errore in quanto la causa produce gli effetti voluti, ma si è in errore in quanto non è veramente quella la vera causa, ma solo una coincidenza con una certa costanza. Col tempo e con il progresso della scienza si affina il tiro.

Ci potrebbe essere anche una totale smentita in un contesto più ampio che riesca a tener conto di fattori fino ad ora sconosciuti. Ma non era errore in quanto era sufficiente a conoscere quel tanto necessario ad ottenere determinati effetti.

La direzione di fondo era giusta fino a quel momento, sufficiente ad operare correttamente, anche se poi col progresso della scienza e della tecnica si richiede una precisazione o una correzione di rotta.

Proprio come un missile che viene inviato in una certa direzione che comprende “in grosso” l’avvicinamento all’obbiettivo o addirittura solo le premesse per l’orientamento successivo (un missile per Marte che viene prima immesso in orbita terrestre può anche partire in direzione opposta a Marte e, quindi sembrare allontanarsi, ma è un primo passo necessario agli orientamenti successivi).

Se si vuole inviare una sonda spaziale su Saturno, prima la si immette in orbita terrestre senza relazione con la direzione di Saturno, si fa poi rotta verso qualche altro pianeta come Marte o Giove in modo da poter fare accelerare la sonda e spingerla verso l’obiettivo dopo varie correzioni. Ci sono molti passaggi intermedi non strettamente in relazione con l’obiettivo finale. Ma questo non vuol dire che era sbagliato il procedimento o che si pregiudichi il risultato, ma solo che, date le attuali conoscenze, non era possibile fare il salto diretto.

Meglio ancora si può paragonare la ricerca ad un automobilista che cerca la strada per un certo posto e non ha la cartina e non può chiedere la direzione a nessuno: si mette in moto verso quella che gli sembra la direzione più probabile in base agli elementi in suo possesso, o addirittura a caso se non ha elementi sufficienti, poi le indicazioni stradali man mano lo faranno orientare. Inizialmente potrebbe anche dirigersi in direzione opposta all’obiettivo, ma gli servirà comunque per trovare indicazioni utili. Anche in seguito la strada non sarà diritta e facile, ma molti bivi, curve,… errori…

Si può forse pensare ancor meglio ad investigatori che prima si muovono quasi alla cieca, poi dopo tentativi, trovano qualche indizio che però potrebbe rivelarsi deviante, ma, comunque utile per procedere e scartare delle ipotesi ed affinare il tiro. Ad un certo punto gli investigatori possono accorgersi di aver preso grosse cantonate, ma sarà comunque servito per iniziare in qualche modo e a verificare alcune cose…

La precarietà e la limitatezza umana non permettono salti diretti verso il vero completo e definitivo, ma esigono continue correzioni nelle marce di avvicinamento.

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