Che senso possono avere i Campi di Sterminio?

Una persona sottoposta alla tortura sopporta eroicamente ogni tipo di sofferenza. Ad un certo punto, quando ormai è più morta che viva, non resiste più e rivela segreti e denuncia persino le persone più care

I superstiti dei campi di concentramento nazisti hanno raccontato situazioni e fatti impressionanti. Spesso si sente il bisogno di non seguire trasmissioni televisive che documentano tali racconti perché troppo disumani e inaccettabili…

La storia riporta molti eventi che evidenziano drammaticamente a quali estremi possa giungere la cattiveria e la crudeltà umana: stragi, torture, maltrattamenti e uccisioni di innocenti, di donne, e, persino, di bambini piccoli, popolazioni intere che muoiono di fame, ecc.

Di fronte a casi del genere facciamo fatica a trovare un senso, una spiegazione, una rassicurazione che ce li possa far inquadrare in un contesto generale logico e giusto.

Molti affermano: “un Dio non può permettere tanto male, pertanto non può esistere un Dio”. Altri: “proprio per riportare giustizia, è necessario che esista un Dio”.

La religione Cattolica sostiene che Dio mette alla prova gli uomini in base alle forze di ciascuno o elargisce la “grazia” in base alle difficoltà.

Esaminiamo brevemente la situazione:

Una giustizia qualsiasi richiederebbe che, o presto o tardi, le vittime avessero una ricompensa adeguata e gli aguzzini una pena commisurata al male fatto.

La religione Cattolica afferma che la disposizione morale in punto di morte determina la salvezza o la condanna….

A) Anzitutto, se è vero, come sembra confermato, che la stragrande maggioranza dei prigionieri dei lager, lungi dall’essersi spiritualmente elevati, sono stati abbrutiti dalle condizioni impossibili nei campi e dalla lotta per la sopravvivenza fino a diventare loro stessi, malvagi e aguzzini per i compagni di sventura, non sembra che abbiano avuto “una prova” compatibile con le loro forze o abbiano sperimentato particolari “grazie divine”.

Chi è sottoposto a tortura, ad un certo punto crolla. Innumerevoli persone di fronte a grandi sofferenze o povertà estrema si abbrutiscono….

B) Quale Dio “padre misericordioso” avrebbe permesso che i propri “figli” fossero posti in condizioni che li avrebbero quasi certamente portati alla propria degradazione morale? Tanti bambini innocenti in condizioni del genere!…. Viene da dire: “se questo è un Dio….”. Non lo avrebbe fatto neanche un padre umano normale.

C) Essendo morti in una situazione d’animo di avvilimento, di odio profondo, di spirito di vendetta, ecc., con i criteri Cattolici, tutta questa moltitudine di vittime di aguzzini spietati avranno difficilmente raggiunto la salvezza eterna.

Così, oltre ad aver subito le sopraffazioni, umiliazioni, e sofferenze più estreme, le vittime si ritrovano condannate anche da “Dio”! E, questa volta, per l’eternità!

E gli aguzzini avrebbero ottenuto comunque una vittoria nell’essere riusciti a degradare a tale punto gli animi dei detenuti!!!! e, pentendosi prima di morire, avrebbero ottenuto anche la salvezza!!!

È questa la giustizia?. È questo un Dio?

I superstiti dai campi di concentramento hanno parlato delle loro esperienze raramente e con molta difficoltà, certamente perché temevano di non essere capiti, ma, forse, anche perché avevano vissuto esperienze degradanti non facili da raccontare e da capire, nemmeno da loro stessi. Primo Levi scrive “Se questo è un uomo

Ci può essere una spiegazione, un modo per poter inquadrare tutto questo in un insieme ragionevole, comprensibile, accettabile e giusto?

Proviamo a cambiare angolo di vista:

Quando si testa la resistenza di un materiale alle flessioni, lo si sottopone a strumenti che lo fanno flettere finché non si rompe. Il punto immediatamente prima della rottura indica il limite massimo della resistenza di quel particolare prodotto. Il fatto che ad un certo punto avvenga la rottura non costituisce un fallimento.

I campioni di salto in alto, alle gare, falliscono quasi sempre gli ultimi tentativi proprio perché provano altezze più difficili. Ma questo non significa che, per tali errori, siano diventati o considerati dei falliti.

Valentino Rossi, anche nel caso non riuscisse a vincere altri campionati del mondo, non sarebbe meno grande; resterebbe un grandissimo e simpatico campione.

Del resto, noi stessi non giudichiamo mai le persone in base alla fine della loro vita ma nel pieno delle loro forze fisiche e psichiche….

Tornando ai campi di concentramento potremmo pensare che le crudeltà incredibili abbiano “costretto” i prigionieri a resistere più possibile ai soprusi, alle ingiustizie, alle sofferenze, a dare il loro massimo prima di cedere.

Se questo tipo di interpretazione fosse giusto, potremmo pensare che i persecutori abbiano “fatto un favore” ai carcerati spingendoli a massimi che non avrebbero raggiunto altrimenti…

Manzoni dice che le difficoltà aguzzano il cervello.

I popoli di intere grandi zone del mondo “vivono” nella fame e in stenti di ogni genere, innumerevoli genitori vedono morire di fame e di stenti i loro figli senza poter fare nulla per loro, una grande maggioranza di persone vivono situazioni di estrema sofferenza e disagio di ogni tipo…

Possiamo ipotizzare che le difficoltà, costringendoci al massimo, in realtà abbiano una intrinseca positività?

Una domanda ovvia sarebbe: “a che scopo?”.

Ma questo è un tema aperto a suggerimenti e a successive ipotesi provocatorie.

Ovviamente questa non è “fede”, ma solo ipotesi, “pio desiderio”, auspicio, tentativo di dare un senso ad aspetti tanto tragici della vita.

Resistenza LaicaCollaboratori di Resistenza Laica

3 Risposte

  1. La più grande dimostrazione d’amore di Dio per l’uomo è il fatto di averlo creato libero.
    La libertà, infatti, rende l’uomo simile a Dio stesso, per questo, giustamente, l’uomo può ritenersi un figlio di Dio, non un servo.
    Se gli uomini sono tutti figli di Dio allora sono pure fratelli gli uni con gli altri.
    Ecco cosa significa essere liberi e, quindi, simili a Dio: sentirci tutti fratelli amati dallo stesso Padre.
    Purtroppo l’uomo non è sempre stato all’altezza della sua libertà. Non ha saputo usarla per il bene ma ha preferito assoggettarla al suo egoismo. Da qui ogni abominio e violenza.

    Se i prigionieri dei lager “sono stati abbrutiti dalle condizioni impossibili nei campi e dalla lotta per la sopravvivenza fino a diventare loro stessi, malvagi e aguzzini per i compagni di sventura”, allora sono stati privati della libertà loro concessa da Dio e quindi non sono responsabili delle loro azioni.

    Nessuno di quelli sarà stato dimenticato da Dio.

    Un saluto.

  2. Risposte ad A, B e C.
    A) Questo ragionamento, in virtù della fede e dell’insegnamento della Chiesa Cattolica, non è corretto, perché manca un elemento fondamentale per arrivare alla conclusione: il libero arbitrio. Che non è inteso solo come capacità dell’uomo di fare del male anche se Dio non lo vuole. Il libero arbitrario pretende di essere esercitato continuamente, come quando respiriamo. Qualunque prova che Dio ci manda è compatibile con le nostre forze e sopportabile con “grazie divine” solo nel momento in cui noi, col nostro libero arbitrio, decidiamo di rivolgerci a Dio perché ci dia Lui la forza. L’uomo non è un animale o una macchina per cui se una prova è alla sua portata, lui automaticamente la supererà. Le forze di ogni uomo, la sua energia, la sua resistenza, variano continuamente, a secondo di molteplici fattori, d’ogni tipo, fisici, psicologici, spirituali, etc. Ed affinché l’uomo sia costante, in ogni cosa, anche nella tortura, ci vogliono, in primis, le giuste motivazioni. Motivazioni profonde, concrete. E quali motivazioni migliori della fede in Dio, dell’amore per il prossimo, della speranza che dopo la vita c’è una vita migliore e più grande? Ma l’uomo, che tendenzialmente si fa corrompere dal male, da perseguitato diventa persecutore, da vittima a carnefice, rischia sempre di smarrire anche le motivazioni migliori, per questo lui, da solo, è sempre debole, per questo ha la necessità di rivolgersi a Dio, per questo è stato dotato del libero arbitrio: per essere libero con e verso Dio. Dio dà la prova a chi è in grado di superarla, ma le forze umane da sole sono insufficienti e deve sempre rivolgersi a Lui. La capacità di un suo figlio di rivolgersi a Lui per avere aiuto in una prova è già uno strumento che lo rende abbastanza forte da superare quella prova. Ma è tutto potenziale, poi sta all’uomo metterlo in pratica concretamente. Tutto questo non è automatico: l’uomo deve usare la propria libertà per rivolgersi a Dio e farsi forte con la Fede, ma la scelta sta a lui. Se l’uomo ignora Dio, e si abbandona a sé stesso nella sua disperazione, è destinato a non sperimentare “grazie divine” ed a subire “una prova” che non più compatibile con le sue sole, deboli forze. Un esempio meraviglioso di questo è Massimiliano Maria Kolbe (di cui trovi informazioni su qualunque sito cattolico) il quale ha resistito non tanto in virtù delle sue sole forze (un campo di concentramento è una prova di per sé insormontabile per chiunque) ma per la sua fedeltà al magistero cattolico, alla Chiesa, al Papa, ma soprattutto, più di tutto, per l’amore alla Madonna e a Dio. Col suo libero arbitrio ha chiesto a Dio di sostenerlo nella prova e così è stato.
    B) Ma Dio non è un padre umano normale. E’ sì un padre (buono, misericordioso, etc.) ma non è umano: è Dio. L’universo intero non lo contiene (tante per dirne una). Intanto, vorrei sfatare un luogo comune che molti cattolici usano per difendere Dio (il Quale non ha bisogno di essere difeso proprio da nessuno). Cioè, che Dio, nel suo rispetto per il libero arbitrio, si fa semplicemente da parte, non interviene. Come dire: se io violento la mia vicina di casa, Dio, che vede e sa tutto, non difende la mia vicina di casa, non la aiuta, solo perché Dio vuole difendere il MIO libero arbitrio e perciò non interferisce. Si limita solo a ricordarmi il sesto comandamento tramite i rimorsi di coscienza. No, non è proprio così. Questo è vero solo a metà. E’ una spiegazione apparentemente intelligente, politically correct e facilona. Ma non è né l’una né l’altra, solo facilona. Vedi, se Dio permette che una donna o un bambino sono violentati, che migliaia di uomini sono ammazzati in un campo di concentramento, non è solo per rispettare il libero arbitrio dei carnefici, ma perché Lui ha dei precisi progetti per le vittime. “E può essere mai che un Dio buono e abbastanza onnipotente da impedire il male, per me ha il progetto di lasciarmi trasformare in carne da macello, Dio che sa cosa ho dentro, che mi ha visto ridere, crescere, che conosce il numero esatto di tutte le mie lacrime?” sarebbe la risposta più ovvia. No, non è neanche questo. Considera che per Dio (ciò che ti dirò magari per te è solo una credenza, un’ipotesi, ma è indispensabile nel nostro ragionamento) la nostra vita qui è una manciata di granelli di sabbia in quel maestoso deserto che è l’eternità (o gocce d’acqua nell’oceano, se questa immagine ti piace di più), Lui ha la preoccupazione continua, costante, di cosa sarà di noi nell’eternità. Della nostra salvezza eterna (perché sì, l’Inferno esiste e, sì, c’entra sempre). Egli vuole guidare le anime alla purificazione perché siano pronte a capire esattamente cos’è il bene e cos’è il male e pronte per scegliere il bene. Quante volte chi è uscito da una situazione orribile, disumana, disperata, ne è uscito migliore, più buono, più forte? Moltissime volte, molte più di quello che si intende dai tuoi discorsi. Primo Levi ne è un esempio.
    Un altro esempio a livello storico è l’atteggiamento verso le diversità: prima dei campi di concentramento il razzismo era cosa pressoché comune e cose come “eugenetica” e “purezza razziale” erano all’ordine del giorno in tutti i menù di filosofi e intellettuali. L’eugenetica esisteva già da secoli, l’ha inventata Platone (Pol. 458 segg.) non Hitler. I primi provvedimenti di carattere eugenetico sono nati con leggi speciali in America negli anni venti (Madison Grant, agiato avvocato newyorkese uscito da Yale, scrisse nel 1916, The Passing of the Crear Race, un classico del pensiero sociale popolare americano, dove sosteneva che l’America era messa in pericolo geneticamente dai poveri bassi e scuri che arrivavano a frotte dall’Europa dell’Est e del Sud, e che l’unica maniera per salvare l’America era mettere in vigore delle leggi per sterilizzarli e limitare l’accesso, specificamente sulla base del pool genetico americano. Grant propugnò l’eliminazione dei deboli o disadatti, “iniziando sempre con criminali, malati e folli, passando poi gradualmente ai… tipi razziali inferiori”. Non era l’unico a pensarla così, se verso la metà degli anni venti, oltre le leggi federali per il blocco dell’immigrazione nei codici degli Stati Uniti, anche le leggi statali per la sterilizzazione furono confermate, dalla sentenza Buck vs. Bell della Corte suprema del 1927) dove erano idee popolari, da prima che in Germania. Idee oggi impensabili, per noi.
    L’ebreo era molto più odiato, sbeffeggiato, oltraggiato, di quanto non lo fosse oggi. Poi, con la scoperta degli orrori voluti da Hitler, il mondo occidentale ha scoperto che era in grado di essere migliore di così, ed in effetti voleva esserlo. Il mondo ha imparato qualcosa da Auschwitz, qualcosa che prima neanche considerava bene, quello che noi oggi diamo per scontato: le razze non esistono, e le divisioni tra tipi umani sono più nella nostra mente che non nei nostri geni (per dirne una: ad inizio ‘900, l’Inghilterra, per opera della Fondazione Rockefeller e la Massoneria di Rito Scozzese, divenne il centro della diffusione delle teorie eugenetiche e nel 1912 si tenne a Londra il primo congresso internazionale, con la presenza di una folta delegazione di “scienziati” italiani, ispiratati anche dalle teorie degenerazioniste di Cesare Lombroso). Non sto giustificando Hitler, non lo farei mai, ma forse lo Spirito Santo ha visto più lontano di noi, nel lasciar agire quel folle disumano. “E tutte quelle povere vittime? Che posto hanno in tutta questa teoria?”. Oggi, tutte queste vittime, mentre io e te discutiamo di Dio, bene e male, sono felici tra le braccia di Gesù, di una felicità inimmaginabile, che avrà fatto loro dimenticare ogni sofferenza su questa terra. Tutto quello che Dio fa e lascia fare, ha un senso in vista dell’eternità, della Vita oltre la vita, non in vista dell’hinc et nunc (il che per te sarà magari solo una credenza, o un’opinione, ma è premessa fondamentale se vuoi fare questo discorso dal punto di vista cattolico e di come Dio è visto nella Chiesa). “Ma se, come dici tu, con la sofferenza, Dio vuole purificare gli uomini e guidarli verso il bene, per poi portarli in Paradiso, il suo scopo è in contraddizione col suo metodo, perché i carnefici sono liberi di fare tutto il male che vogliono meritandosi il castigo eterno, e le vittime rischiano di abbruttirsi fino a diventare come i carnefici: molti pedofili sono stati vittime a loro volta”. Vero, in parte perché se l’uomo insiste nel fare il male, nel voler essere aguzzino nonostante abbia tutti i mezze e le opportunità per fare il bene, Dio non può costringerlo controvoglia. Nel momento in cui i carnefici vanno in cerca di vittime, Dio acconsente che certuni lo diventino (mentre altri scampano) per ragioni non facili da individuare. Padre Pio diceva che coloro che soffrono o hanno sofferto nella loro vita, sono gli scelti affinché, con le loro sofferenze, possano espiare i peccati dei malvagi e contribuiscano alla loro salvezza. E’ come se avessero un marchio, su di essi. Sono prescelti. Tutti i deportati nei campi di concentramento potrebbero essere stati scelti da Dio per espiare le colpe dei malvagi che attirarono su di sé l’ira divina. Chi siamo noi per dubitare di questo? Una donna violentata, i deportati nei campi di concentramento sono esattamente ciò che fu Gesù: la Vittima lasciata nelle mani dei suoi aguzzini per la salvezza di tutti gli altri. E se Dio vuole questo, e se le vittime del male non vogliono diventare carnefici (perché anche questa è una libera scelta, non è affatto l’ovvia conseguenza del male subìto) tutto il male, di per sé insensato, acquista un senso.
    C) Coloro che muoiono in questo stato d’animo chiaramente non possono salvarsi, ma tu ignori il fatto che noi viviamo coerentemente colo modo in cui siamo vissuti. Se uno è stato sadico tutta la vita, è più facile che muoia felice di bestemmiare, che non contrito che chiede perdono. Ma se costui è stato vittima di uomini crudeli, Dio lo tiene in conto. E poi, scusami tanto, ma Dio che è onnipotente, non pensi che sia in grado di preparare ai suoi figli una morte con stato d’animo adatto per avere il pentimento? Mi spiego meglio: uno è stato torturato per ore ed ore, eppure nella sua vita è stato buono. Nelle ultime ore, però, è pervaso da sentimenti di odio e vendetta, umanamente comprensibili. Ebbene: quell’uomo sta morendo, con tutti i santi del Cielo, l’angelo custode che prega fervorosamente, la Madonna ai piedi di Dio, non credi che il Signore, con “grazie divine” come le chiami tu, in una frazione d’attimo impercettibile a sensori umani, doni al suo figlio morente quel minimo di consapevolezza necessaria per dire: “sì, Padre, mi pento dei miei peccati, lascia che venga a te”, mentre ancora il suo aguzzino crede che la vittima sia semplicemente intontita? Ritieni Dio così sciocco da mettere nei guai i suoi stessi figli, qualora essi non vogliano fare il male? Molti santi (Beata Anna Catherina Emmerich, Santa Brigida, Santa Faustina) hanno testimoniato che in ogni uomo esiste sempre quest’attimo in cui egli, anche se naturalmente preso da sentimenti di odio, ha tutto il potere e la libertà di pentirsene per andare verso Dio. Padre Pio, avendolo saputo da un esorcismo, ha assicurato che lo stesso vale per i suicidi (come al solito, tutto ciò, che per te può essere solo credenza o ipotesi, fa parte della concezione che Dio fa di tutto pur di salvare un’anima, premessa fondamentale per fare tutto il tuo discorso da un punto di vista cattolico). E poi, scusa, fai un’ipotesi assurda: la vittima, che magari è stata buona tutta la vita, muore malvagia a seguito delle torture, mentre il suo carnefice, che è stato malvagio tutta la vita, prima di morire si fa la pensata astuta di pentirsi!!!! Invece, uno muore coerentemente col modo in cui ha vissuto, perciò, avendo da Dio sia il primo che il secondo la stessa possibilità di salvarsi, è molto più facile che sia il primo a scegliere liberamente di accettare la salvezza. Sì, molti uomini, in punto di morte, in questo attimo indecifrabile, sono resi da Dio perfettamente consapevoli del punto in cui sono, ma scelgono di non salvarsi perché hanno sempre vissuto nel male. Pentirsi e salvarsi non è un atto di astuzia e auto-protezione, ma un atto di pentimento e amore, perciò deve essere sincero, perciò si deve vivere santamente, per essere pronti in quel momento estremo.
    E poi, per quanto possa darci fastidio, sì, Dio fino all’ultimo vuole salvare tutti, ma proprio tutti, persino gente come Adolf Hitler e Osama Bin Laden. E credimi, moltissimi di questi si sono pentiti, alla fine della loro vita, proprio grazie al sacrificio delle loro vittime. E’ col sangue dei martiri e degli innocenti che i cuori più duri e malvagi, prima o poi, si aprono.
    Non pretendo che tutto il fiume di parole, prolisso e ridondante che ti ho scritto, possa realmente essere il modo giusto di “poter inquadrare tutto questo in un insieme ragionevole, comprensibile, accettabile e giusto”, ma ci ho provato. Posso assicurarti che queste domande, da quando mi sono convertito alla fede, me le sono poste innumerevoli volte, e nel silenzio e nella preghiera qualche risposta mi è arrivata. Posso assicurarti la mia onestà intellettuale, da questo punta di vista. Ma mi rendo bene conto che non basta, non basta. Io, tu, tutti, non possiamo non provare rabbia, e dolore, quando sentiamo di tizio picchiato a sangue per un portafogli o una donna violentata in mezzo ad una strada. Ma fin quando il male sarà nel mondo, fino alla fine dei tempi, Dio avrà sempre bisogno dei suoi martiri, di chi si sacrifica spontaneamente e di chi, invece, è soverchiato da un male che non ha mai voluto, ma che ha il potere di accettare e convertire in offerta a Dio per i fratelli. E’ un potere che abbiamo tutti. Per questo dovremmo vivere sempre in comunione con Dio, per essere pronti quando la bufera verrà. Un consiglio: ogni volta che farai un ragionamento, una riflessione sul perché del male, non fare l’errore logico di dare per scontato che tutto venga dato e deciso da Dio: non è così. Il male, la presenza e l’azione del Demonio, non sono governati da Dio, esistono indipendentemente da Lui (anche se il Diavolo era un angelo creato da Dio). Il male che irrompe nel mondo è come un vento che spazza via tutti gli schemi, tutti i ragionamenti, così che tutto deve essere rielaborato tenendo conto di questo elemento estraneo. Ed allora, diventa necessario ciò che on avrebbe mai dovuto esserlo: il sacrifico del Figlio dell’Uomo, che si ripete ogni giorno, costantemente, nell’eucaristia e nelle sofferenze dei figli, oggi e domani, per sempre.

  3. La frase “Non lo avrebbe fatto neanche un padre umano normale” mi fa ridere. Perché i nazisti non erano umani normali? O erano extraterrestri?

    L’uomo è il risultato delle sue azioni e nei secoli, ha solo quello che si merita.

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